Concordato preventivo biennale: cosa succede in caso di decadenza

Giuseppe Avanzato
di Giuseppe Avanzato

Il 20 giugno 2024 durante il Consiglio dei Ministri sono state analizzate le modifiche normative da apportare
al Decreto Legislativo n. 13/2024. Dalla seduta sono emerse interessanti novità in tema di Concordato
Preventivo biennale, tra le quali gli effetti della decadenza dall’istituto.
Il Concordato preventivo biennale è un vero e proprio “patto” dalla durata di due anni tra il Fisco e il
contribuente, in quale permette a quest’ultimo di stabilire in anticipo il reddito derivante dall’attività di
impresa o professionale ai fini delle imposte dirette e dell’IRAP. Dunque, il contribuente paga le imposte al
Fisco sulla base di quanto in precedenza concordato con l’Agenzia delle Entrate, aderendo alla proposta di
quest’ultima e non in base ai redditi effettivamente conseguiti.
In presenza di cessazione dell’attività o di modifica dell’attività svolta durante il biennio concordatario
rispetto a quella esercitata nel periodo d’imposta precedente al biennio il concordato perde la sua efficacia, in
quanto, si sono verificate delle cause di decadenza.
In caso di decadenza, al verificarsi di specifiche violazioni, il concordato non produce più effetto per
entrambi gli anni.
Con il decreto-legge in discussione durante il Consiglio dei Ministri è prevista un’integrazione al decreto
legislativo n. 13/2024, la quale, letteralmente, stabilisce che in caso di decadenza dal concordato restano
dovute le imposte e i contributi determinati tenendo conto del reddito e del valore della produzione netta
concordati se maggiori di quelli effettivamente conseguiti.
Pertanto, in altri termini, in caso di decadenza dal concordato il contribuente deve pagare le imposte e i
tributi determinati in base al reddito e al valore della produzione netta concordati, se questi importi sono
superiori a quelli effettivamente conseguiti dallo stesso.
Se gli importi concordati sono inferiori rispetto a quelli effettivi, il contribuente pagherà le imposte in base al
reddito effettivo (più alto), mentre se gli importi concordati sono superiori rispetto a quelli effettivi il
contribuente pagherà in base all’importo concordato (più alto). In ogni caso, in contribuente pagherà le
imposte sempre e comunque le imposte sul reddito più alto.
Pertanto, in caso di decadenza dal concordato, la disposizione garantisce che il Fisco riceva almeno quanto
previsto dall’accordo originario.

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