Omesso versamento IVA del 2022: attenzione al 27 dicembre 2023

Paolo Iaccarino
di Paolo Iaccarino

Entro il 27 dicembre 2023 occorrerà effettuare il versamento dell’acconto IVA dovuto sulle liquidazioni periodiche di chiusura dell’ultimo mese o dell’ultimo trimestre dell’anno 2023. Ma non solo; entro tale data, infatti, andrà effettuata la verifica richiesta per il reato di omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto relativa al 2022.

In base a quanto previsto dall’articolo 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, l’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a euro 250.000 per ciascun periodo d’imposta. Il mancato versamento dell’imposta periodicamente dovuta è sanzionato nella misura del 30 per cento dell’importo non versato; invece, dal punto di vista penale l’omissione rileva esclusivamente laddove al 27 dicembre dell’anno successivo al periodo di liquidazione residua da versare un’imposta, per il medesimo periodo, superiore a 250.000 euro.

Per la verifica deve essere scomputato ciascun versamento, volontario o no, eseguito dal contribuente in seguito al termine originario di pagamento, ma entro il 27 dicembre dell’anno successivo al periodo di liquidazione, sia in forma di ravvedimento operoso che di rateazione del debito a seguito del controllo automatizzato di cui all’articolo 54-bis del Decreto Iva, o della successiva cartella di pagamento.

La punibilità è esclusa, ai sensi dell’articolo 23 del Dl n. 34/2023, a prescindere dalla predetta verifica, nel caso di adesione alla tregua fiscale, nelle forme previste dall’articolo 1, commi da 153 a 158 e da 166 a 252, della Legge di bilancio 2023 n.197/2022, per le somme versate integralmente dal contribuente secondo le modalità e nei termini dalla speciale sanatoria, a condizione che le relative procedure siano definite prima della pronuncia della sentenza di appello.

Tuttavia, lo scudo penale previsto dall’articolo 23 del Dl n. 34/2023 non rappresenta l’unica eccezione. Infatti, per quanto riguarda l’ipotesi in oggetto la Corte di Cassazione ha affermato che se la presentazione di una proposta concordataria e la sua approvazione ed omologazione da parte del Tribunale in seguito alla consumazione del reato, tale proposta non può “far elidere la responsabilità penale dell’amministratore della società che non ha versato quanto dovuto all’Erario ai fini degli obblighi IVA” (Cass., sez. III pen., 23 settembre 2013, n. 39101). Tuttavia, se l’ammissione al concordato preventivo è anteriore alla scadenza del termine per il versamento dell’acconto IVA dell’anno successivo (Cass., serio III pen., 16 aprile 2015, n. 15853), deve escludersi la configurabilità del reato previsto dall’articolo 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000, laddove l’inosservanza del predetto termine consegua alla previsione nel piano concordatario della dilazione del pagamento del debito.

In particolare, in considerazione della veste pubblicistica conferita al concordato preventivo, l’ammissione anteriormente al 27 dicembre dell’anno successivo al periodo di liquidazione, con l’inclusione del debito Iva nel piano concordatario in termini di mera dilazione, o senza incidenza sul quantum, è tale da escludere la consumazione del reato (Circolare n. 19/E del 2015), anche se il residuo supera la soglia.

Occorre comprendere se tale principio sia applicabile anche all’ipotesi in cui sia previsto uno stralcio dell’imposta, ad esempio nell’ambito della nuova transazione su crediti tributari prevista dall’articolo 63 del D.Lgs. n. 14/2019. Tale possibilità deve ammettersi in considerazione dell’attuale formulazione dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 74/2000. Infatti, la disposizione stabilisce che la non punibilità dei reati di cui agli articoli 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1, sia condizionata all’estinzione, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, dei debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, mediante l’integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie, nonché del ravvedimento operoso. Dello stesso tenore il citato articolo 23 del DL n. 34/2023, che esclude la punibilità nel caso di adesione alla tregua fiscale, nelle forme previste dall’articolo 1, commi da 153 a 158 e da 166 a 252, della Legge di Bilancio 2023 n. 197/2022, per le somme versate integralmente dal contribuente secondo le modalità e nei termini ivi previsti.

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