Procedimento penale ingiusto, l’Agenzia risarcisce il contribuente

Antonio Gigliotti
di Antonio Gigliotti

Un contribuente che ha subito un procedimento pensale ingiusto, a causa di un errore commesso dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate nell’espletamento del controllo fiscale, ha diritto a essere risarcito.

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione (Sez. III pen.), con la sentenza n.5984/2023 depositata il 28 febbraio.

Nel caso in esame, due procedimenti penali per il reato di dichiarazione infedele, intentati contro un imprenditore, si sono poi chiusi con un verdetto a lui favorevole, in un caso in seguito a un provvedimento di archiviazione del P.M., il secondo con una piena assoluzione pronunciata dal GUP, “poiché il fatto non sussiste”.

I due procedimenti sono stati avviati dopo la denuncia ex art. 331 cod. proc. pen. presentata all’esito dell’ispezione fiscale in azienda, che si è poi, però, rilevata fondata su errori commessi dai verificatori. Erano infatti stati qualificati come operazioni inesistenti alcuni acquisti di autovetture usate e come intracomunitario l’acquisto di due autovetture di provenienza italiana. Due rilevazioni che avevano così comportato la contestazione di un’evasione IVA oltre la soglia prevista dall’art. 4 del D.lgs. n. 74 del 2000, e numerosi accertamenti fiscali.

Il risarcimento a cui è ricorso l’imprenditore dopo l’assoluzione ottenuta in sede penale, per danni afferenti alla salute, alla vita lavorativa e a quella di relazione, è stato così accordato dalla Corte d’Appello di Roma, in riforma della decisione del primo Giudice.
La Corte romana ha infatti accertato la responsabilità colposa dell’Autorità fiscale e dei suoi dipendenti e ha così pronunciato la condanna al risarcimento dei danni non patrimoniali, quantificati in euro 20.000.

Confermando la sentenza di secondo grado, dopo il ricorso da parte di Agenzia delle Entrate e dei dipendenti coinvolti, i giudici hanno poi sottolineato che l’attività della Pubblica Amministrazione, anche nel campo della pura discrezionalità, deve svolgersi nei limiti posti dalla legge e dal principio primario del neminem laedere, che prevede che qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno, codificato nell’art. 2043 cod. civ. La Suprema Corte ha, in sostanza, certificato la correttezza giuridica della valutazione espressa dal Collegio di secondo grado, respingendo il ricorso e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

Hai bisogno di una consulenza?

Compila la form sottostante e contatta direttamente il professionista

Hai bisogno di una consulenza?

Compila la form sottostante e contatta direttamente il professionista